Parrocchia S.Antonio di Padova - San Benedetto del Tronto

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Davide, l'amato

Voci dal Monastero

DAVIDE, L’AMATO, UN UOMO SECONDO IL CUORE DI DIO

Davide: il suo nome attraversa tutta la Bibbia, dai libri storici ai salmi, dai Vangeli all’Apocalisse.
Chi di noi può dire di non averne mai sentito parlare o di non conoscere almeno un episodio della vita di questo personaggio dai mille volti? Pastore, musicista, guerriero, brigante, seduttore e re: il mistero del complesso personaggio biblico di Davide è custodito già nel suo nome, che sembra derivare dalla radice ebraica dwd che vuol dire "amato", come lo sposo per la sposa del Cantico (Ct 2,6).
Nessun altro, nella Bibbia, porterà questo nome; nessun altro sarà costituito da Dio stesso progenitore del Messia: "dalla stirpe di lui (Davide) secondo la promessa, Dio inviò, come salvatore per Israele, Gesù" (At 13,23).

Nella Sacra Scrittura egli fa’ la sua comparsa nei panni di un ragazzo, addetto a sorvegliare il gregge di suo padre (1Sam 16,11), ed è esclusivamente del giovane Davide che ci occuperemo in questo numero, attingendo dal primo libro di Samuele le vicende della sua avventura umana e spirituale dall’adolescenza sino alla morte del re Saul, a cui succederà, ormai al finire della giovinezza, sul trono di Israele.
Prima ancora di farci incontrare Davide, il testo sacro ce ne svela la missione nelle parole che il profeta Samuele rivolge al re Saul per comando del Signore: "Hai agito da stolto, non osservando il comando che il Signore, tuo Dio, ti aveva dato (…) Ora, invece, il tuo regno non durerà. Il Signore si è già scelto un uomo secondo il suo cuore e gli comanderà di essere capo del suo popolo" (13,13-14).
Soltanto tre capitoli dopo faremo conoscenza del ragazzo: egli è l’ultimo degli otto figli di un uomo della tribù di Giuda, Iesse, il Betlemmita; ed è talmente piccolo che il padre non ritiene opportuno che sia presente in una occasione irripetibile come la visita del profeta Samuele, venuto apposta a casa sua per un affare importante, e lo manda in campagna a pascolare il gregge. Ma, con meraviglia dello stesso profeta, la scelta di Dio, che non "vede l’apparenza, ma vede il cuore" (16,7), cade proprio su Davide e Samuele lo ungerà re in mezzo ai suoi fratelli (16,13).

Proviamo anche noi a fare conoscenza di Davide attraverso  il testo sacro e utilizzando in successione questi due criteri: ciò che vede l’uomo, ovvero l’apparenza, e ciò che vede Dio, cioè il cuore.
Davide, per quel che appare, è un ragazzo minuto, fulvo con begli occhi e bello di aspetto; addetto alla cura del gregge di famiglia, passa molto tempo nel deserto (cfr. 17,28), dove probabilmente ha come unica compagnia la cetra di cui diventa valente suonatore (16,18); sicuramente, la necessità di difendere le pecore lo allena a maneggiare la fionda con abilità fino a diventare un infallibile tiratore (17,49), ma impara anche a difendersi in ogni modo dagli animali predatori (17,34-35); è un ragazzo curioso delle "cose dei grandi", anzi secondo Eliàb, suo fratello maggiore, il suo interesse verso la battaglia di Israele contro i Filistei, è animato dalla boria e malizia del suo cuore (17,28); e, forse, è proprio un bulletto un po’spaccone che pensa di diventare ricco e famoso compiendo un’impresa della quale non sa valutare in maniera realistica le difficoltà e i rischi (17,32-33).
Ma cosa ha visto, invece, il Signore nel cuore di Davide? Gli occhi di Dio sanno leggere nella bellezza d’aspetto del giovane betlemmita, la bellezza e la nobiltà del suo animo, che sarà capace di compiere gesti di lealtà e di abnegazione anche a rischio della propria vita (capp. 24 e 26).
Lo sguardo di Dio sa scorgere nella piccolezza dell’ultimo dei figli l’umiltà di chi si pone tutta la sua fiducia nel Signore e non nelle proprie forze, tant’è che, sin da ragazzo, egli rilegge la propria storia personale come retta solo dal legame con Dio, che partecipa alle sue vicende e si espone per lui, proteggendo la sua vita; così saprà anche leggere la storia del suo popolo come guidata e custodita solo dal Signore, il quale è il vero arbitro delle battaglie, l’unico legislatore, Dio e Salvatore. E dalla pienezza del suo cuore sgorgheranno canti bellissimi, quei salmi a lui attribuiti, che costituiscono un compendio di teologia, una confessione di fede attraverso la lettura delle vicende personali e un’offerta alla misericordia di Dio di tutta la sua vita cantata da labbra che sentono ancora il tremore e il sapore della polvere e del sangue (per tutti il Sal 18(17) ).
Il cuore di Dio, poi, ha visto nel giovane mandriano che lotta per difendere le sue pecore dalle fiere, il coraggioso pastore del suo popolo, capace di prendersene cura, difenderlo dai nemici e guidarlo sulla via della Legge del Signore.

Abbiamo detto che il nome Davide significa "amato", ed egli lo è, in primis, da Dio, ma lo sarà anche dagli uomini: dai suoi soldati, che gli saranno leali, e dalla sua gente, che lo sceglierà come re e capo d’Israele.
Ma nella sua storia c’è anche spazio per amori particolari, come l’amore per le donne, conquistate dalla sua ricca personalità, e l’amicizia vissuta nel legame, unico nella Bibbia, con Gionata, figlio del re Saul.
A questo proposito, però, è doveroso sottolineare come dal racconto biblico venga menzionato più volte l’amore che Gionata prova per Davide, mentre il narratore non dice niente a proposito della reazione di Davide. Gionata, infatti ama Davide "come se stesso" (18,3) e per lui, praticamente, rinunzia ai suoi legittimi diritti sul trono d’Israele, preferendolo al padre Saul, e proteggendolo dall’ira di quest’ultimo che si sente usurpato dal giovane betlemmita, condottiero sempre più amato e seguito dal popolo dopo la vittoria sul campione filisteo Golia.
Mentre dunque l’amore di Gionata assume dei tratti che potremmo definire "evangelici", Davide sembra essere il destinatario piuttosto passivo di questo nobile sentimento, se non fosse per l’elegia che egli pronuncia in lacrime sull’amico morto in battaglia: "Una grande pena ho per te, fratello mio, Gionata! Tu mi eri molto caro; la tua amicizia era per me preziosa, più che amore di donna" (2Sam 1,26). Espressione di sentimenti profondi prima celati o discorso di circostanza? Il narratore biblico non ce lo dice, ma certamente questa storia fa emergere in modo particolare quegli aspetti di ambiguità che pure sono presenti nella vita del più ricordato re d’Israele e che ci ricordano che la grandezza di un uomo non è il frutto delle sue qualità personali, ma della sua relazione con Dio.

In sintesi, possiamo dire che tutta la storia di Davide, dodì cioè amato, è riassunta nell’iniziativa dell’amore di Dio, che fa di lui un uomo secondo il cuore di Dio, santo e peccatore insieme, il quale, pur con tutte le contraddizioni e gli errori che compie e che compirà, soprattutto nella seconda parte della sua vita, ha una certezza incrollabile che lo sostiene: Dio lo salverà. Questo fa la differenza; per questo "dal seme di Davide secondo al carne" (Rm 1,3), nascerà Gesù, il cui nome significa Dio salva.



 
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