Parrocchia S.Antonio di Padova - San Benedetto del Tronto

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In viaggio...

Voci dal Monastero

IN VIAGGIO TRA ANGELI E DEMONI

Tra i quarantasei libri che compongono l’Antico Testamento, ce n’è uno che prende il titolo dal suo giovane protagonista: il libro di "Tobia".
È un testo scritto durante il III secolo a.C. e narra una storia ambientata nell’VIII-IX sec. a.C. tra gli israeliti deportati dagli Assiri in quella terra che corrisponde grosso modo all’odierno Iraq.
Non si tratta, naturalmente, di un libro di valore storico, ma piuttosto di un racconto sapienziale in cui le vicende narrate vogliono essere d’insegnamento per il lettore di ogni tempo.
Dicevamo che Tobia è un giovane, ma nell’omonimo libro, in realtà, i giovani posti al centro della storia sono due – Tobia, appunto, e Sara – due ragazzi che si affacciano alla vita portandosi dietro il bagaglio della loro storia personale e familiare e che, passando attraverso le prove che la vita stessa gli pone dinanzi, intrecceranno le loro esistenze e prenderanno in mano il loro futuro dando inizio a una nuova stagione di vita: l’età adulta.
La metafora usata nel libro, e chiave della narrazione stessa, è il viaggio, il cammino che porterà Tobia a lasciare la casa paterna per incontrare e sposare Sara.

All’inizio, l’autore sacro non si sofferma tanto a tratteggiare la personalità di Tobia, quanto, invece quella di suo padre, Tobi.
Questi è un pio israelita deportato a Ninive, che l’esilio ha privato del Tempio e del culto, ma non della fede nel Dio di Israele, che egli coltiva mediante una osservanza scrupolosa della Legge e la pratica delle opere di carità verso i connazionali; in tutto ciò, tuttavia, egli manifesta una sorta di esagerazione che lo rende un po’ antipatico e, ai nostri occhi, bigotto!
Di fronte a questo padre "super-giusto", gli altri membri della famiglia, Anna, la moglie, e Tobia, il figlio, sembrano quasi delle "comparse", che esistono e agiscono esclusivamente in funzione del capofamiglia. Ma la cecità improvvisa di Tobi metterà a soqquadro la famiglia e i rapporti tra i suoi membri, tanto da rendere insopportabile la vita per quest’uomo che si credeva tanto forte e che si ritrova, invece, a pregare Dio di farlo morire.
Comincia da qui il viaggio di Tobia, mandato dal padre in una città molto lontana per ritirare una grossa somma di denaro depositata presso un lontano parente, somma che costituiva la sola eredità di Tobi.
Ecco che il giovane Tobia, vissuto fino a quel momento all’ombra di un tal padre, e anche iperprotetto dall’amore che una madre ha per un figlio unico, si trova improvvisamente e per necessità sbalzato fuori dal "nido" e il suo primo sentimento di fronte alla prospettiva del viaggio è un misto di paura e di inadeguatezza: come farò a portare a termine tutto ciò se non sono mai uscito da casa mia e non ho mai fatto niente da solo?
In realtà l’autore sacro mette accanto a Tobia per il viaggio, sotto le mentite spoglie di una guida stipendiata, un certo Azaria, l’angelo Raffaele, volendo significare che Dio si serve di "intermediari" umani per camminare insieme con l’uomo ed accompagnarlo nelle tappe della vita, verso il compimento del proprio desiderio di felicità.

Già la prima sera di viaggio una prova attende Tobia: entrato nel fiume Tigri per rinfrescarsi, viene attaccato da un grosso pesce che tenta di divorargli i piedi! E Tobia che fa? Si spaventa e urla …. come un bambino che chiama il suo papà! Ma Raffaele/Azaria non muove un dito per salvarlo e gli dice, invece, di afferrare bene il pesce e di non lasciarlo scappare.
Tobia si scopre capace di farlo, lo afferra e lo tira anche a riva, dove il suo compagno di viaggio gli insegna che quel male, che minacciava la sua vita e la sua identità di uomo (i piedi, nella lingua della bibbia sono un eufemismo per indicare i genitali maschili), se affrontato con tutte le forze può essere vinto e, non solo diventa cibo che nutre la vita, ma ciò che ancora di esso scarteremmo (il cuore il fegato e le viscere) diventa una medicina con cui noi stessi possiamo guarire altri.

Dopo questo episodio, il giovane Tobia acquista più fiducia in se stesso e, se prima lo avevamo visto sempre e soltanto "oggetto passivo" degli insegnamenti e delle raccomandazioni del padre, adesso si ritrova una gran voglia di fare domande, di scoprire, di sapere … di vivere!
Fuori dalle mura di casa, che per quei genitori "eccessivi" servivano a proteggerlo dal "mondo nemico", Tobia acquista più fiducia anche nell’uomo e si confronta volentieri con Raffaele/Azaria, discorrendo con lui anche riguardo all’amore e al matrimonio, rivelando con ciò che il tempo della sua giovinezza è proprio quello in cui il vigore proprio dell’età e il desiderio di pienezza che riempie il cuore ci spingono verso le scelte più importanti della vita quelle che determinano l’ingresso nell’età adulta.
E, in effetti, il viaggio sarà per Tobia anche l’occasione per incontrare Sara, la figlia di Raguele, un  suo lontano parente, la cui giovinezza è stata già segnata da un dolore tale da farle perdere la voglia di vivere. Infatti Sara era stata data in sposa dal padre a ben sette mariti, morti tutti la prima notte di nozze, uccisi dal demonio Asmodeo. Tobia, pur conoscendo la cosa, si innamora di Sara e, sostenuto nella scelta da Raffaele/Azaria, decide di sposarla, nonostante le reticenze e le paure dei genitori di lei.

La narrazione del matrimonio (capp.7-8) è veramente piacevole tanto l’autore ha saputo alleggerire la tensione per la sorte di Tobia con degli inserti grotteschi, come la scena in cui Raguele fa scavare di nascosto una fossa per l’eventuale sepoltura di Tobia e poi manda una serva a spiare ciò che succede nella stanza delle nozze!
In realtà tutto avviene per il meglio, perché l’amore di Tobia verso la sua giovane sposa sarà la medicina che, assieme all’affidamento al Dio della vita, libererà Sara dal malvagio Asmodeo. Durante il viaggio, infatti, la guida sapiente di Raffaele/Azaria, aveva condotto Tobia a crescere nel modo di amare Sara passando dall’irruenza dell’innamorato che non vede l’ora di unirsi alla ragazza, alla maturità di un volere il bene della persona amata più che il proprio bene. Grazie ai suoi insegnamenti Tobia ha capito che la donna che gli stava di fronte non era un oggetto di possesso, acquistato con regolare contratto dai suoi genitori, per soddisfare i propri piaceri o per procurargli una discendenza, (sentimenti simboleggiati dal demonio Asmodeo) ma era un dono di Dio; anzi entrambi, sposandosi, si donavano reciprocamente e promettevano, invocando nella preghiera l’aiuto di Dio, di amarsi nella fedeltà e nel rispetto reciproco, per tutta la vita.
L’amore di Tobia e Sara sconfigge Asmodeo, spiazza i genitori di lei che non credevano nella scelta dei due giovani, semplicemente perché non era stata decisa da loro, e introduce gli sposi in una nuova stagione della vita, l’età adulta, in cui sono essi a prendere con determinazione le redini della propria vita, formando una nuova famiglia e invertendo i termini della relazione con i genitori: d’ora innanzi sarà Tobia, infatti, a prendersi cura di sua madre e di suo padre, guarendo anche la cecità del vecchio Tobi grazie, ancora una volta, ai consigli di Raguele/Azaria.

È bello notare come, alla fine della storia, Tobi si rivolgerà a suo figlio come ci si rivolge ad un uomo maturo, chiedendogli addirittura consiglio, e quando Azaria svelerà loro la sua vera identità, Tobi consegnerà a Tobia la vera eredità di un israelita credente: la memoria dell’Alleanza, la benedizione di Dio e la fede che il Signore visiterà il suo popolo restituendolo alla libertà nella terra promessa ai loro padri. Adesso Tobia e Sara, forti della benedizione del Signore, possono continuare il viaggio della vita, procedendo e discernendo ogni giorno, come ogni uomo, tra … angeli e demoni!



 
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