Parrocchia S.Antonio di Padova - San Benedetto del Tronto

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Incontri

Voci dal Monastero

INCONTRI FRA LE PAGINE DEL NUOVO TESTAMENTO

Le pagine della Bibbia straripano di volti di uomini e di donne che hanno fatto la loro storia con Dio, anelli innumerabili di una catena di relazioni che, come una grande genealogia della salvezza, giunge fino a ciascuno di noi e, come in una staffetta, ci consegna il testimone affinché possiamo compiere il nostro tratto di cammino con Lui.

Se pensiamo ai testi della Sacra Scrittura come ad un arazzo, potremmo paragonare i personaggi principali all’ordito della narrazione, mentre i personaggi minori, che magari appaiono sulla scena per un breve tempo, ne intessono la trama, ciascuno con il proprio apporto di forma e colore, unico e irripetibile, tanto che la loro assenza causerebbe alla storia sacra uno strappo non ricucibile, che ne mina l’integrità e ne deturpa la bellezza. In questo anno vogliamo, perciò, scorrere le pagine del Nuovo Testamento per fermarci ad incontrare alcuni di questi personaggi, uomini e donne che hanno intrecciato la loro esistenza con quella di Gesù e del Vangelo.


I personaggi di questo primo incontro sono presenti solo nel terzo Vangelo, anzi, se si eccettua il prologo, sono i primi a entrare in scena nell’opera lucana: si tratta di una matura coppia di sposi, Zaccaria ed Elisabetta.

La presentazione che ne fa l’evangelista ci fornisce elementi cronologici e geografici, e ne descrive la condizione sociale e morale: Al tempo di Erode, re della Giudea, vi era un sacerdote di nome Zaccaria, della classe di Abia, che aveva in moglie una discendente di Aronne, di nome Elisabetta. Ambedue erano giusti davanti a Dio e osservavano irreprensibili tutte le leggi e le prescrizioni del Signore. Essi non avevano figli, perché Elisabetta era sterile e tutti e due erano avanti negli anni (1,5-7).
In pochi versetti Luca, oltre a presentarci i futuri genitori di Giovanni il Battista, attraverso la loro storia introduce una questione fondamentale, un novum assoluto che segna il passaggio dalla teologia dell’Antico Testamento a quella del Nuovo, e cioè: come mai la giustizia e l’osservanza della Legge di due sposi non meritano da Dio la "benedizione" di un figlio?
Se poi guardiamo al significato dei loro nomi in ebraico - Zaccaria vuol dire il Signore ricorda ed Elisabetta il Signore ha giurato - sembra quasi che Dio voglia prendersi gioco di loro poiché l’anziano sacerdote non ha un figlio che porti avanti il ricordo del suo nome e della sua casa, mentre la sterilità di Elisabetta è in contraddizione con il giuramento, fatto ad Abramo, di una discendenza numerosa come le stelle del cielo e la sabbia del mare (Gen 22,17).
Cosa vorrà mai il Signore da questa coppia ormai attempata?

Seguiamo la narrazione. Zaccaria è un sacerdote e, come tale, due volte l’anno presta servizio al Tempio di Gerusalemme con quelli del suo casato; questa volta, ci dice Luca, gli toccò in sorte di entrare nel tempio del Signore per fare l’offerta dell’incenso: è un’occasione veramente eccezionale, che poteva capitare una sola volta nella vita di un sacerdote!
Egli avrebbe dovuto entrare nello spazio antistante il Santo dei Santi, bruciare l’incenso sull’altare e poi uscire fuori per benedire il popolo da parte di Dio; così, si credeva, il Signore avrebbe gradito l’offerta ritualmente presentata e avrebbe esaudito le preghiere degli offerenti, ovvero tutto il popolo per le mani del sacerdote.
Ma, dentro il Tempio, Zaccaria riceve la visione dell’angelo Gabriele: il cuore dell’anziano sacerdote, giustamente, si turba e ha paura, ma il messaggero di Dio lo rassicura (non temere) e gli annunzia che la tua preghiera è stata esaudita e, perciò, Elisabetta gli darà un figlio, Giovanni, ed egli sarà profeta del Salvatore tanto atteso e suo precursore per ricondurre il cuore dei padri verso i figli e i ribelli alla saggezza dei giusti e preparare al Signore un popolo ben disposto. È proprio giusto! Nel momento in cui, per l’esercizio delle funzioni sacerdotali, Zaccaria fa da tramite tra quel Dio che ha promesso di mandare il suo Messia e il popolo che lo attende nella preghiera, gli viene annunciata la nascita di un figlio la cui missione sarà proprio quella di condurre il popolo a riconoscere l’adempimento della promessa e il compimento della speranza di Israele nel Figlio di Dio fatto uomo!
Di fronte alla gioia di un tale annuncio la risposta di Zaccaria è sorprendente: Come potrò mai conoscere questo? Io sono vecchio e mia moglie è avanti negli anni. È come se avesse detto: non ci posso credere, ormai…non c’è più speranza! Come può un ministro della fede del suo popolo, un discendente dei patriarchi che hanno ricevuto le promesse di Dio e vi hanno creduto, non avere più fede? Perché non hai creduto alle mie parole – gli annuncia l’angelo Gabriele – sarai muto e non potrai parlare fino al giorno in cui queste cose avverranno. Zaccaria si ripresenta al popolo muto, reso incapace di portare loro la parola della benedizione da parte di Dio.
Dopo di ciò l’evangelista ci narra la reazione di Elisabetta che ha ricevuto a sua volta l’annuncio di Dio, se così possiamo dire, concependo il bambino nel suo grembo: Ecco cosa ha fatto per me il Signore, nei giorni in cui si è degnato di togliere la mia vergogna fra gli uomini. Al contrario del suo sposo, Elisabetta sa gioire per il dono di Dio e, mentre egli resta muto, ella loda il Signore con tutta la sua voce! Anzi, se leggiamo il racconto della Visitazione, sembra quasi che per la sua fede abbia acquistato le prerogative sacerdotali al posto di Zaccaria: è lei, infatti, che alla vista di Maria, pur non sapendo del suo concepimento verginale, profetizza per opera dello Spirito Santo e benedice la madre del mio Signore e il frutto del tuo grembo.

Qui Luca fa compiere al lettore credente un altro passaggio: Dio non è più nel Tempio e l’antico sacerdozio è diventato muto, non può più mettere in comunicazione l’uomo con Dio. Da oggi, Dio abita in ogni uomo e in ogni donna che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto.

Giunge il tempo del parto, ed Elisabetta dà alla luce un figlio maschio: una delle cose che colpisce nel racconto di san Luca ai vv. 57-66 del primo capitolo del suo vangelo è che questo evento va oltre i confini della stretta cerchia familiare, come sarebbe normale, ma in esso sono coinvolti vicini e parenti (v.58), tutti i loro vicini e quelli di tutta la regione montuosa della Giudea (v.65) e, addirittura, tutti coloro che udivano della nascita del bambino (v.66). Veramente questo bambino non è solo una gioia per i suoi genitori, ma è un segno della manifestazione di Dio per tutto il popolo.
E nel nome del bambino, preannunciato dall’angelo, si compie la conversione di Zaccaria, simbolo della giustizia antica, fondata sull’osservanza della Legge. No, si chiamerà Giovanni, risponde per prima Elisabetta a coloro che volevano chiamarlo col nome di suo padre; Giovanni è il suo nome, scrive su una tavoletta Zaccaria, ponendo fine alla questione.
E qual è il significato di questo nome? Giovanni significa dono di Dio e, anche, Dio fa grazia: sì, l’amore di Dio, la sua benedizione, la sua vita non si "compra" compiendo le opere della Legge, non è frutto degli sforzi dell’uomo, ma è un dono gratuito di Dio, quel dono che il suo Figlio unigenito porterà a compimento una volta per tutte nel mistero pasquale, per la salvezza di ogni uomo. Zaccaria accoglie, finalmente, il dono di Dio, e la sua lingua si scioglie, perché egli possa di nuovo benedire il Dio di Israele, perché si è ricordato del suo patto santo e del giuramento fatto al Abramo di fare grazia al suo popolo col dono della sua visita.


 
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