Parrocchia S.Antonio di Padova - San Benedetto del Tronto

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Io vi dico...

Voci dal Monastero

IO VI DICO CHE NEANCHE IN ISRAELE HO TROVATO UNA FEDE COSÌ GRANDE
(Lc 7,9)


Iniziamo un’altra tappa del nostro viaggio alla scoperta dei personaggi minori del Nuovo Testamento sostando un attimo davanti ad un’immagine molto cara agli amici di Francesco e Chiara d’Assisi: il Crocifisso di San Damiano.

Tutti conosciamo questa splendida icona bizantina in cui è raffigurato non solo il Crocifisso, ma l’intero mistero della nostra salvezza, dove la scena della Passione è dominata dalla figura di un Cristo in croce ma glorioso, con gli occhi aperti, ed è sormontata dall’ascensione del Cristo per sempre risorto e vittorioso, accolto dalla mano del Padre e coronato dall’assemblea celeste dei santi.
Sotto le braccia del Cristo distese in croce, sono raffigurati (e sottotitolati) alcuni personaggi che i Vangeli narrano essere stati presenti presso la croce: a destra Maria Santissima e il discepolo amato, Giovanni; a sinistra Maria di Magdala, Maria madre di Giacomo il minore e il Centurione, dietro il quale si scorgono altre quattro piccole figure non chiaramente identificate, ma forse spiegabili da quanto segue.
Partiamo proprio da quest’ultimo personaggio per parlare della presenza di alcune figure di pagani nei Vangeli e nel libro degli Atti degli Apostoli e del loro contributo al messaggio della salvezza.

Noi sappiamo che la predicazione dalla buona novella da parte di Gesù è stata indirizzata, inizialmente, solo a Israele, il popolo dell’Alleanza, che avendo ricevuto la promessa del Messia restava in attesa del suo compimento; tuttavia Gesù, nella sua vita pubblica, ha incontrato presso i giudei non poche reticenze a credere nella sua persona, in un crescendo di aperta ostilità presso i capi del popolo, che è culminata nell’arresto, nel processo-farsa e nella sua condanna a morte.
Di contro non poche volte l’incontro di Gesù con uomini e donne non ebrei, appartenenti a genti straniere, ha prodotto la fede e l’accoglienza della sua Parola da parte degli interlocutori pagani. Uno di questi è, appunto, il centurione, anzi, dovremmo dire al plurale, i centurioni, visto che in diversi episodi nei Vangeli e negli Atti sono protagonisti questi soldati che militavano nell’esercito romano, svolgendo un ruolo di comando, una specie di sottoufficiali.

Dai vangeli prendiamo il primo, quello del centurione di Cafarnao, di cui ci narrano con poche differenze due sinottici, Luca (7, 1-10) e Matteo (8, 5-13), che qui seguiremo.
Dopo il discorso della montagna, Gesù sta entrando in Cafarnao, quando gli viene incontro questo soldato pagano che lo supplica insistentemente di guarire il suo servo, paralizzato e molto sofferente; Gesù accondiscende alla sua richiesta, ma quando fa’ per avviarsi verso la casa di lui viene fermato dallo stesso centurione con queste parole, a noi molto familiari: Signore, io non son degno che tu entri sotto il mio tetto, ma dì soltanto una parola e il mio servo sarà guarito.
Nell’ascoltarlo Gesù è talmente colpito dalla sua fede da dichiarare: in verità vi dico, che in Israele non ho trovato nessuno con una fede così grande! Va’, avvenga per te come hai creduto.
È bello notare che il centurione si accosta a Gesù e crede in lui senza bisogno di abbandonare tutto, come i discepoli, ma servendosi delle categorie che sono proprie della sua vita di soldato, che non solo non sono di ostacolo, ma anzi sono il luogo teologico in cui avviene l’incontro con Gesù e la modalità con cui egli può conoscere ed amare il Signore.

È ancora un centurione di nome Cornelio, di stanza a Cesarea con tutta la sua famiglia, quell’uomo timorato di Dio il cui incontro con l’apostolo Pietro, narrato nel capitolo 10 degli Atti degli Apostoli, segna una svolta nel cammino della Chiesa nascente.
Cornelio è un pagano non circonciso che, pur non appartenente al popolo dell’Alleanza, crede nel Dio di Israele e lo serve con la preghiera e l’elemosina. Per questa sua fede, il Signore gli dona di ricevere la Parola di salvezza per mezzo di Pietro, che a ciò viene prodigiosamente comandato dallo stesso Signore; e, nel momento in cui l’apostolo proclama l’annuncio della morte e resurrezione del Cristo in casa di Cornelio, lo Spirito Santo scende su tutti coloro che ascoltavano la Parola, confermando al fede dei presenti e manifestando chiaramente la volontà di Dio, ovvero la chiamata di tutte le nazioni a far parte del nuovo popolo di Dio, non più fondato sulla circoncisone e sulle opere della Legge antica, ma sulla fede in Gesù, il Figlio di Dio morto e risorto per la salvezza di tutti.

Abbiamo detto come, inizialmente, Gesù avesse compreso la sua chiamata come Messia inviato dal Padre al suo popolo Israele; due dei sinottici, Matteo e Marco, registrano l’episodio preciso che, ad un certo punto, spinge Gesù a riconsiderare la sua missione e andare oltre i confini del suo popolo: è l’incontro con una donna pagana nel territorio di Tiro e Sidone (Mt 15,21-28 e Mc 7,24-30).
In precedenza Gesù aveva moltiplicato i pani per la immensa folla accorsa sulla riva del lago di Galilea; poi aveva sostenuto una dura controversia in tema di puro e impuro con i farisei venuti da Gerusalemme; infine aveva dovuto constatare l’incomprensione sull’argomento degli stessi discepoli.
Gesù, allora, sente il bisogno di ritirarsi lontano dalla sua gente e varca i confini di Israele verso la zona di Tiro e Sidone, terra pagana, impura. Qui gli si fa incontro una donna cananea, pagana dunque ed impura, che lo supplica insistentemente di liberare la sua figlioletta molto tormentata da un demonio.
Gesù, in un primo momento, non la degna neanche di uno sguardo; poi per l’insistenza di lei e l’intercessione dei discepoli, le rivolge la parola in una risposta di sorprendente durezza: Non sono stato mandato se non alle pecore perdute della casa di Israele … non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini!
La risposta della donna è semplicemente fantastica: È vero, Signore, eppure i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni! E con ciò vince la sua lotta con il Signore che le risponde: Donna, grande è la tua fede! Avvenga come tu desideri.
È come se Gesù avesse riconosciuto che la fede di questa donna pagana in un certo qual modo superava la sua perché da un lato si riconosceva indegna di fronte a Dio come un cagnolino, ma dall’altro era certa della grandezza della compassione di Dio che, come una madre quale lei stessa era, non lesina il pane per i figli, ma lo dona in abbondanza, tanto che anche i cagnolini possano saziarsi con quello che avanza. E non è un caso che, dopo questo incontro, gli evangelisti narrano che Gesù moltiplica ancora il pane per le folle e questa volta le ceste di pezzi avanzati non sono dodici come le tribù di Israele, ma sono sette come il numero dei popoli che si credeva abitassero la terra.

È bello constatare ancora una volta che Dio non si lascia possedere in modo esclusivo da nessuno, nemmeno da una religione o da una Chiesa, ma Dio si lascia incontrare da ogni uomo che lo desideri e si fa comprendere da ciascuno secondo le categorie che gli sono familiari, come ebbe a riconoscere Pietro in casa di Cornelio: In verità, sto rendendomi conto che Dio non fa preferenze di persone, ma accoglie chi lo teme e pratica la giustizia, a qualunque nazione appartenga.
Ecco anche perché ai giorni nostri il successore di Pietro, papa Francesco, insiste tanto perché le nostre comunità cristiane siano delle chiese in uscita, capaci di varcare i confini delle nostre sacrestie che rischiano di tenere prigioniera una Parola che, invece, chiede ancora di diventare Pane per la fame di tutti gli uomini.



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