Parrocchia S.Antonio di Padova - San Benedetto del Tronto

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L'adultera

Voci dal Monastero

Le donne nei Vangeli: L’adultera


L’evangelista Giovanni, al capitolo 8 del suo Vangelo, ci presenta un incontro particolare di Gesù: quello con una donna, sorpresa in flagrante adulterio, che viene condotta presso di Lui dagli scribi e dai farisei di Gerusalemme.

Gesù è seduto nel tempio ed insegna al popolo che andava da Lui la comprensione della Scrittura.
E’ un Dio che non "dimora" lontano dall’uomo, è un Dio che sta con l’uomo, in mezzo all’uomo e nella sua vita, un Dio che non smette mai di lanciare la possibilità, a ciascuno di noi, di iniziare e far crescere una relazione con Lui.

Alcuni scribi e farisei conducono da Gesù una donna accusata di adulterio.
Ad ascoltarli, questi specialisti della Legge ebraica, sembrano voler solo promuoverne una corretta applicazione giudicando la donna.
Ma qual è la loro vera intenzione? Loro che sono i massimi conoscitori di ogni parola della Legge vogliono davvero chiedere consiglio, consulenza a Gesù?
Questi uomini non hanno di sicuro a cuore il giudizio di Gesù, né tantomeno riconoscono il Signore come il Messia, non lo stimano, non lo ascoltano, non camminano alla sua sequela. Essi, piuttosto, come in occasioni passate ed in altre che si presenteranno in futuro, cercano un pretesto, come ci dice lo stesso evangelista Giovanni, per farlo cadere in contraddizione, nel suo dire e nel suo parlare, con la Legge di Dio data al popolo di Israele attraverso Mosè. Un pretesto che potesse accusarlo  pubblicamente,  farlo arrestare e togliere di mezzo.

Come risponderà il Maestro a dei professionisti della Legge, scribi e farisei, che normalmente intendono seguire alla lettera le prescrizioni divine trasmesse da Mosè?
La logica di questi uomini è semplice, inarrestabile ma, allo stesso tempo cinica e glaciale: secondo la Legge, quando c’è stata una trasgressione e quando il colpevole viene accusato, costui deve subire il castigo.
Trasgressione, accusa, condanna, punizione: non c’è altra logica, non c’è altra possibilità, non c’è altra giustizia.

"La posero in mezzo…": la donna è accerchiata, additata, in attesa dell’unico giudizio possibile che la Legge prevedeva, quello della condanna.
E’ una donna di cui non sappiamo nulla: non è detto il suo nome, non parla, non le è dato di parlare, non è mai chiamata in causa dai suoi accusatori e da nessuno degli uomini che l’ha trascinata fin là.
Non è descritto il suo stato d’animo né le viene chiesta ragione del suo comportamento.

"Questa donna…", "…donne come questa…": i farisei e gli scribi la presentano a Gesù, nell’anonimato più totale, nella indifferenza più tagliente, quasi ad adottare un tono dispregiativo, di noncuranza, di repulsione.
"Tu che ne dici?": così interrogano Gesù.

La risposta di Gesù, la sua parola, riconduce gli accusatori alla loro condizione di peccatori. Egli, che si è ben guardato dall’entrare in considerazioni specifiche e tecniche sulla Legge, non mette in discussione quest’ultima in quanto tale, si limita ad enunciare una condizione affinché possa venire applicata la sentenza che essa prevede: che l’esecutore sia senza peccato.

"Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei".
Chi non ha alcuna colpa, chi non ha nulla da rimproverarsi, chi non ha nessun rancore, chi ama sempre e gratuitamente, chi non ha mai nutrito sentimenti di odio, di invidia, chi è libero da qualsiasi tentazione, chi non è schiavo di niente e di nessuno… costui, ci dice Gesù, scagli per primo la pietra, costui lanci le proprie accuse, costui si senta in dovere e in diritto di giudicare il fratello o la sorella.

Nessuno dei presenti si mosse se non per andarsene, uno dopo l’altro.

Rimangono Gesù e la donna.
Ella è ancora là, in mezzo. Ma ora non è più "al centro" di un giudizio, non è più accerchiata da chi la vuole sovrastare e annullare, ella è al centro dell’attenzione di Gesù, del suo sguardo di amore e di compassione, è nel mezzo di uno spazio di misericordia e di speranza, lo spazio di una nuova giustizia.
Gesù le restituisce dignità, le fa sperimentare l’onore, il rispetto, l’attenzione, l’amore.
La donna non è lasciata ancora una volta sola ma Gesù la interpella, interpella la sua vita e le si fa prossimo nell’accoglienza.
Ella non è più a terra ma è il Signore stesso che la aiuta a rialzarsi, anzi, è Lui addirittura a rialzarsi insieme con lei, assieme a lei, in una dimensione di nuova resurrezione.
Una resurrezione che è segno di una nuova appartenenza.

"Donna!": è Dio che la chiama per nome ed ella, ora, le appartiene interamente ed esclusivamente.
E’ Dio che mi chiama, che ci chiama per nome ed io, e ciascuno di noi gli appartiene totalmente.
Gesù non chiede alcuna spiegazione alla donna circa la sua condotta.
Di certo, non fa finta che non sia successo nulla ma non torna a scavare in un peccato che è già stato cancellato, che è già stato rimesso, non emette alcuna condanna.
La trasgressione non viene negata, ma la misericordia sostituisce la condanna.

"Và e d’ora in poi non peccare più!": cioè, ricomincia a camminare, ricomincia a vivere!
Gesù scommette sulla vita e sul futuro di questa donna: ancora una volta Gesù è il Dio che scommette e crede nella vita e nel futuro di ogni uomo, che scommette e crede nella nostra sempre rinnovata possibilità di bene!




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