Parrocchia S.Antonio di Padova - San Benedetto del Tronto

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L'emorroissa

Voci dal Monastero

Le donne nei Vangeli - L’emorroissa

Gesù è sulla riva occidentale del lago di Tiberiade e attorno a lui si raduna una gran folla.
E’ proprio tra questa gente che si fa strada una donna emorroissa: «Ora una donna, che aveva perdite di sangue da dodici anni e aveva molto sofferto per opera di molti medici, spendendo tutti i suoi averi senza alcun vantaggio, anzi piuttosto peggiorando, udito parlare di Gesù, venne tra la folla e da dietro toccò il suo mantello. Diceva infatti: «Se riuscirò anche solo a toccare le sue vesti, sarò salvata». (Mc 5,25-28).

La presentazione di questo personaggio si limita soltanto alla sua permanente, prolungata e dolorosa situazione di malattia, «dodici anni» (Mc 5,25). Il particolare dei molti medici che, non solo non l’hanno curata ma l’hanno portata sul lastrico e addirittura fatta peggiorare, rimarca la sua condizione cronica e disastrosamente irreversibile.
La gravità del caso deriva dal fatto che la malattia la pone, secondo la legge, in uno stato di costante impurità religiosa, impedendole di entrare nel santuario e di partecipare a feste religiose. Come la lebbra, il suo male la escludeva addirittura dalla società umana. Nessuno può toccarla né può avere contatto con quanto lei ha usato o toccato a sua volta.
«Quel sangue che esce da lei crea un confine invalicabile: il sangue è la vita stessa, è la salvezza dalla morte e dalla schiavitù dell’Egitto, è il legame sacro ed inviolabile dell’alleanza di Dio con il suo popolo, è la potenza stessa di Dio che consacra e che espia. Il sangue è prezioso agli occhi di Dio: non si può spargere, né versare, né calpestare, né mangiare, né disprezzare. Nessuno può toccarlo perché esso è la vita ed appartiene unicamente a Dio».

Questa donna, avendo sentito parlare di Gesù, si unisce alla folla che lo segue e, standogli alle spalle, gli tocca il mantello. Essa, così facendo, avrebbe fatto contrarre a Gesù l’impurità e la sua colpa sarebbe divenuta ancora più grande perché avrebbe reso impuro un uomo senza che questi lo sapesse; egli sarebbe a sua volta entrato nel tempio o nella sinagoga e, praticando il culto in condizione di impurità, avrebbe anche lui peccato gravemente.
Ma la fede dell’emorroissa è grande, non è fiducia nella magia ma fede schietta: sa che la sua impurità legale a contatto con Gesù non è più impurità ma santità. Vuole essere guarita, e questo suo desiderio è più forte della legge, della cultura e della tradizione.

«E subito le si fermò il flusso di sangue e sentì nel suo corpo che era guarita dal male. E subito Gesù, essendosi reso conto della forza che era uscita da lui, si voltò alla folla dicendo: «Chi ha toccato le mie vesti?». I suoi discepoli gli dissero: «Tu vedi la folla che si stringe intorno a te e dici: "Chi mi ha toccato?"». Egli guardava attorno, per vedere colei che aveva fatto questo. E la donna, impaurita e tremante, sapendo ciò che le era accaduto, venne, gli si gettò davanti e gli disse tutta la verità. Ed egli le disse: «Figlia, la tua fede ti ha salvata. Va’ in pace e sii guarita dal tuo male» (Mc 5,29-34).

Non appena realizza il suo desiderio, la guarigione è immediata.
In quella calca di gente, nessuno si è accorto del suo gesto, tranne Gesù.
La domanda «Chi ha toccato le mie vesti?» (Mc 5,30) intende far venire alla luce il responsabile del gesto: egli poteva agire diversamente, ignorando il fatto accaduto e continuando il cammino, invece ha il coraggio di svelare l’audacia disperata di questa donna davanti agli occhi di tutta la gente.
Egli stesso non si vergogna di lei e non vuole neppure che lei continui a vergognarsi della sua malattia. Il passo più coraggioso della sua vita verso la guarigione non deve conservare più l’impressione di un furto dissimulato. La donna, colta dallo sguardo di Gesù, si fa avanti, si getta ai suoi piedi raccontando tutta la verità.
E’ bella questa donna che, all’inizio, tocca Gesù da dietro, non volendo farsi scoprire e riconoscere ma, ora gli sta davanti, cade ai suoi piedi per adorarlo: la verità che rivela al Maestro è il suo male incurabile, la sua disperazione di sé e di tutto, la speranza in Lui, il suo tocco, la sua guarigione che, ne è certa, solo da Lui può venire.

«Figlia, la tua fede ti ha salvata. Va’ in pace e sii guarita dal tuo male» (Mc 5,34).
Gesù loda la fede della donna, quella fede che la reintegra nella comunità dei credenti, anzi, nella comunità del regno segnata dallo shalom, la vita piena e abbondante, liberata dai codici sociali e religiosi, dal tabù dell’impurità: quale comunione tra Gesù e l’impura chiamata figlia!


L’unico mezzo che può guarire le persone è l’amore – una relazione, completamente indipendente e libera dalle questioni di dignità e di indegnità, indipendente perfino dalla questione della purezza o della impurità, solo semplicemente una mano che uno può tendere senza essere rifiutato, semplicemente un contatto che non impegna e non esige niente per sé, come se si chiudesse un circuito elettrico attraverso il quale fluisce l’energia della guarigione; ma anche, viceversa, poiché nell’altro, in Gesù, si forma qualcosa di simile a una corrente che va in senso contrario, che riempie il vuoto che questa donna sente in sé, una forza che esce da lui e fa esaurire il "flusso" della donna.


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