Parrocchia S.Antonio di Padova - San Benedetto del Tronto

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La peccatrice perdonata

Voci dal Monastero

Le donne nei Vangeli: La peccatrice perdonata

«Uno dei farisei lo invitò a mangiare da lui. Egli entrò nella casa del fariseo e si mise a tavola.
Ed ecco, una donna, una peccatrice di quella città, saputo che si trovava nella casa del fariseo, portò un vaso di profumo; stando   dietro, presso i piedi di lui, piangendo, cominciò a bagnarli di lacrime, poi li asciugava con i suoi capelli, li baciava e li cospargeva di profumo».


Nel brano di Vangelo che Luca ci presenta (Lc 7,36-50), Gesù è invitato a mensa da un fariseo di nome Simone.
Ma ecco che entra in casa una donna: non appartiene al gruppo degli invitati, non è una farisea e non è una donna rispettabile. E’ solamente una peccatrice rinomata e per di più una donna.
A lei non interessa, però, l’emarginazione a cui la sua condizione la costringe: si introduce al banchetto infrangendo tutte le regole sociali e gettando scompiglio ed imbarazzo.
Affronta il rischio del rifiuto, l’incomprensione, il disprezzo, la condanna e si ferma decisa, diritta e prona presso i piedi di Gesù:  la sua intenzione è baciare i piedi del Maestro, ma, prima ancora di far ciò, le sue lacrime di gioia e di gratitudine si riversano sui piedi del Signore, e il fatto che ella cerchi di riparare alle lacrime stesse in maniera sconveniente con i capelli sciolti, rende visibile il suo amore senza confini a tutti coloro che vogliono vedere.
Dopo averli baciati, la donna continua a dedicare ogni gesto d’onore ai piedi di Gesù: il gesto della donna è insolito, inconcepibile per la mentalità giudaica di allora.
I giudei onoravano i loro ospiti versando sopra il loro capo oli o profumi. Poi gli schiavi ungevano i piedi e le mani dell’invitato con olio mescolato a vino ed altre spezie.
Questa donna non unge il capo dell’invitato, neppure è una schiava che esegue ordini impartiti dal suo padrone; il banchetto non è una festa di nozze e la peccatrice è un’estranea, perturbatrice dell’ordine sociale e religioso cui tutti si attenevano.

Ma non è la condotta indecorosa della donna a provocare l’indignazione di Simone. Il fariseo è irritato dal comportamento di Gesù: egli lascia fare la donna ed è questo lasciar fare che suscita scandalo.

L’atteggiamento del Signore è liberante: da un lato spezza tabù, infrange frontiere, smonta pregiudizi, relativizza leggi, smaschera l’ingiustizia; dall’altro genera vicinanza, relazione, dialogo, intimità e promuove l’incontro interpersonale autentico.

La donna sta toccando Gesù e questo crea imbarazzo perché lei è sicuramente impura.
La visione del fariseo si ferma qui, è una percezione miope, limitata alla pelle, al periferico, è una  percezione che omette la persona, che ignora il vissuto del cuore, introduce giudizi sommari  e detta sentenze precipitose: «Vedendo questo, il fariseo che l’aveva invitato disse tra sé: Se costui fosse un profeta, saprebbe chi è, e di quale genere è la donna che lo tocca: è una peccatrice!».
La conclusione di Simone, da questo punto di vista, è ineccepibile: Gesù non è un profeta, giacché un profeta non avrebbe mai tollerato uno scandalo simile, un profeta non si sarebbe mai fatto toccare da una donna impura.

«Gesù allora gli disse: «Simone, ho da dirti qualcosa».
Ed egli rispose: «Di’ pure, maestro».
«Un creditore aveva due debitori: uno gli doveva cinquecento denari, l’altro cinquanta. Non avendo essi di che restituire, condonò il debito a tutti e due. Chi di loro dunque lo amerà di più?».
Simone rispose: «Suppongo sia colui al quale ha condonato di più».
Gli disse Gesù: «Hai giudicato bene».

Gesù, con una piccola parabola, vuol portare il fariseo a comprendere l’inaudita novità che, con Lui, è giunta nel mondo.
«E, volgendosi verso la donna, disse a Simone: «Vedi questa donna? Sono entrato in casa tua e tu non mi hai dato l’acqua per i piedi; lei invece mi ha bagnato i piedi con le lacrime e li ha asciugati con i suoi capelli. Tu non mi hai dato un bacio; lei invece, da quando sono entrato, non ha cessato di baciarmi i piedi. Tu non hai unto con olio il mio capo; lei invece mi ha cosparso i piedi di profumo. Per questo io ti dico: sono perdonati i suoi molti peccati, perché ha molto amato. Invece colui al quale si perdona poco, ama poco».
Poi disse a lei: «I tuoi peccati sono perdonati».
Allora i commensali cominciarono a dire tra sé: «Chi è costui che perdona anche i peccati?».
Ma egli disse alla donna: «La tua fede ti ha salvata; va’ in pace!».

Il primo invito che Gesù fa a Simone è quello di vedere la donna non come la trasgreditrice di alcuni riti intoccabili, bensì come una donna nuova, liberata, perdonata.
Gesù, non rimprovera Simone per omissioni di ospitalità; di fatto la lavanda dei piedi, il bacio di saluto e l’unzione del capo sarebbero stati tutti gesti non dovuti. Ma il fariseo è solamente "corretto": l’ospite, cioè, non ha fatto nulla di particolare mentre la peccatrice perdonata è andata al di là del dovuto, e questo «alla maniera sovrabbondante e pazzesca dell’amore».

«La parola evangelica rende l’uomo alla propria verità, alla propria spontaneità, lo porta là dove egli vuole e deve essere per natura; cioè fiducioso, impegnato, capace di rischiare, capace di amore, di affetto profondo, capace di esprimere anche pubblicamente la propria libertà raggiunta.
Ecco cosa fa il kérigma: rovescia le situazioni umane, le ribalta, mette alla vergogna coloro che credevano di possederle e mette in risalto coloro che hanno agito con umiltà, con verità, con semplicità, seguendo il loro desiderio di donarsi, di fare qualcosa in più, di rischiare per amore» (C.M.Martini).


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