Parrocchia S.Antonio di Padova - San Benedetto del Tronto

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La samaritana

Voci dal Monastero

Le donne nei Vangeli:  La donna samaritana


«Giunse così a una città della Samaria chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c’era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. Giunge una donna samaritana ad attingere acqua» (Gv 4,5-7a).

Ci sono un luogo ed un tempo ben precisi, un incontro voluto: c’è un Dio che viene a cercarci, a stanarci, che muove i suoi passi non nello e dallo straordinario ma da occasioni assai ordinarie della ferialità, del quotidiano.
Protagonista dell’incontro è una donna che sta svolgendo un compito comune ed abituale, una donna che non rappresenta il massimo del prestigio sociale, samaritana, quindi appartenente ad un popolo impuro ed indegno per il fatto che, lungo i secoli, la sua razza si è mischiata con quella di popolazioni straniere.
Gesù e la donna: due personaggi separati da tutto e che stanno per fare un incontro determinante sia per la trasformazione dell’una che per la rivelazione dell’altro.


«Dammi da bere» (Gv 4,7b).
E’ Gesù a rivolgere per primo la parola alla donna, è lui che prende l’iniziativa, ed è proprio questa iniziativa che porterà la donna ad entrare nel vivo di ciò che è, di ciò che vive, a chiamare per nome le sue sofferenze, le sue delusioni, le sue amarezze.
Da questa richiesta di Gesù nascerà un dialogo attraverso il quale il Signore, innalzando via via il livello del discorso, accompagnerà la donna, oltre le sue domande, fino a scavare oltre il pozzo dei suoi possessi, dei suoi amori, delle sue idee religiose, per arrivare a bere, finalmente, l’acqua che dà vita.
La donna tenta subito di far emergere la distanza che li separa: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani. (Gv 4,9). Gesù è un uomo e, per di più, un nemico, non c’è possibilità di incontro, di scambio di vita.

«Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: "Dammi da bere!", tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva» (Gv 4,10).
La parola di Gesù è provocante, promettente, invitante. Gesù tenta di farsi guardare dalla donna: ciò di cui egli ha sete è proprio la sete di lei, il desiderio che lei ha dell’acqua viva che solo Gesù può donare.
Gesù si fa incontro alla donna nella sua sete, va da lei nella sua realtà esistenziale, in ciò che ella vive. Dagli oggetti con i quali pensa di colmare il suo desiderio, Gesù la porta al Soggetto stesso del desiderio, a quel Soggetto desiderante che non si lascia colmare da alcun "oggetto" del desiderio.

«Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna» (Gv 4,13-14).
L’acqua che Gesù promette zampilla di continuo, essa ha lo scopo di spegnere la sete più profonda dell’uomo, cioè il desiderio di aver parte alla vita di Dio stesso. E’ acqua che disseta per sempre  perchè zampilla interiormente.

«Signore dammi quest’acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua» (Gv 4,15). Udita la promessa pronunciata da Gesù, la samaritana passa dallo stupore al desiderio: ha intuito che l’annuncio la riguarda da vicino. Riconosce di non avere e, allo stesso tempo, ammette che Gesù possa donare quest’acqua. Dalle sue parole viene fuori tutta la sua stanchezza, la sua delusione ma, ancora, manca il bersaglio: pensa ad un’acqua magica che disseta per sempre e consente di non andare più al pozzo.

Gesù interviene nuovamente: «Va’ a chiamare tuo marito e ritorna qui».
Gli risponde la donna: «Io non ho marito».
Le dice Gesù: «Hai detto bene: "Io non ho marito". Infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero» (Gv 4,16-18).
Gesù non vuole denunciare la situazione immorale della donna e il suo peccato: il discorso sul marito serve ad oltrepassare il campo dell’immaginario, dei saperi appresi e delle convenzioni, per trovarsi faccia a faccia con la verità profonda.  Egli riconosce la sincerità della donna nel punto in cui lei non ha niente da dare e niente da rispondere: nel vuoto, nella mancanza, si instaura la comunicazione viva e comincia la vera guarigione, la resurrezione. E se la donna si ferma alla domanda circa il luogo del pellegrinaggio dove è possibile incontrare Dio, Gesù non si lascia chiudere in questo dilemma che la sua presenza rende superato. Con lui viene l’ora in cui il culto non dipende più da un luogo determinato ma l’adorazione del Padre è nel Figlio: il Cristo costituisce, ora, il nuovo Tempio Spirituale.

«Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa».
Le dice Gesù: «Sono io, che parlo con te» (Gv 4,25-26).
Solo ora la donna può lasciare la brocca, lasciare con Gesù le sue precedenti preoccupazioni, paure, ferite, progetti infranti, tradimenti e correre in città, fra la gente, ricca di un tesoro prima sconosciuto che le permette di invitare tutti alla gioia che lei ha finalmente gustato: «Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia lui il Cristo?» (Gv 4,29).



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